Libri e Riviste

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  The education of a                gardener              (n.38)

di Russel Page

 

Non mi vergogno di  confessare che ho letto questo libro nell’ arco di due anni. Avevo da poco cominciato a studiare inglese… tardivamente di sicuro, ma mi sono incaponita a leggerlo in inglese. Preso e lasciato varie volte, sono riuscita a tappe forzate e portandolo dietro per tutto il mondo durante i miei viaggi, ad arrivare lentamente ma diligentemente alla fine. 

I’m proude of me!!! Sono proprio contenta di averlo fatto!

Questo è l’unico libro che ha scritto il grande architetto paesaggista Russel Page nel 1962, dopo i suoi 60 anni, ricco di esperienza sia nel pubblico che nel privato.

 

Mes Jardins de Paris (n.39)

di Alain Baraton

 

Questo libro è un acquisto dei primi tempi del lockdown, il momento dello stupore e del “tutto andrà bene”, un tempo che sembrava essere passato e che invece è tornato prepotentemente a fare paura in questa seconda ondata di covid19.

Lo avevo comprato con l’idea di tornare presto a Parigi e girare per giardini con la guida impareggiabile di Monsieur Baraton, capo giardiniere di Trianon e di Versailles autore fra l’altro di “Jardinier de Versailles” e di “Camélia de ma mère”.

 

 

La pianta del mondo   (n. 40) 

di Stefano Mancuso

 

Direttore del Laboratorio Internazionale di Neurolobiologia vegetale dell’Università degli Studi di Firenze, Stefano Mancuso esce recentemente con un altro dei suoi meravigliosi libri sulle piante.

Dopo  “Verde brillante, sensibilità ed intelligenza del mondo vegetale” con Alessandra Viola, “L’incredibile viaggio delle piante”, “La nazione delle piante”, “Uomini che amano le piante” e “ Plant revolution”, nasce  ancora un saggio molto interessante  “prendendo qua e là storie di piante che, intrecciandosi agli avvenimenti umani, si legano le une agli altri, nella narrazione della vita sulla Terra” (pag.13).

 

 

La nerina del Marchese

di Francesca Soletti

 

Ho comprato questo libro spinta da due impulsi: uno botanico e l’altro dettata dalla curiosità di capire come si possano scrivere 180 pagina su un unico tipo di bulbo ancorché interessante!

Bene, ho avuto la risposta alla mia curiosità: il libro si legge d’un fiato come un romanzo e porta in uno dei luoghi che amo di più, l’isola di Guernsey, covo di corsari e contrabbandieri tra il se i e il settecento,  scherzo della geografia, fisicamente francese, politicamente autonoma ma fedele alla corona inglese.

 

 

 

 

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