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Viaggio a Ischia, 18 giugno 2022, La Mortella.

Era una vita che sognavo di andare a Ischia e visitare il giardino de La Mortella! Ne avevo sentito tanto parlare e la mia immaginazione se l’era figurato più e più volte come un luogo esotico e meraviglioso… ma la realtà supera la fantasia, a volte! Intanto l’occasione piacevole di andarci insieme, a giugno, ad alcune delle amiche della nostra associazione come conclusione di un’annata molto stimolante di incontri, visite e iniziative varie che ci ha ricompattato dopo due anni di forzato isolamento. Non poteva esserci conclusione migliore! L’isola è piena di vita, rigogliosa di verde e coloratissime  fioriture estive, costellata di ville ognuna circondata dal suo immancabile giardino con vista mare. Incredibile che sull’isola non ci sia stata acqua corrente fino a sessant’anni fa perché la sensazione che predomina è quella di una terra fertile ricca di acque non solo termali.  Il giardino de La Mortella, fu creato dalla fervida passione per le piante di Susana Walton, moglie del famoso compositore  inglese Sir William Walton in un lembo di terra rocciosa di origine vulcanica acquistata dalla coppia agli inizi della loro storia d’amore. L’ingresso si trova in una viuzza stretta, tra altre ville, ai piedi di un promontorio. Impossibile da fuori vedere o intuire ciò che vi si nasconde dentro.  Il giardino venne impiantato nel 1958  con il sapiente aiuto del noto paesaggista Russel Page, il progetto quello di uno spazio verde ricco di piante prevalentemente tropicali nella valle in basso e mediterraneo nella parte superiore sulla collina. Oggi in realtà il giardino è molto  più di questo, al suo interno ci sono un’infinità di luoghi che raccolgono collezioni di piante provenienti da ogni angolo del mondo, protette da serre, alimentate da getti e vapori acquei, immerse in laghetti  zampillanti di fontane, abbarbicate su terrazze rocciose con vista mare. La Mortella possiede persino un giardino giapponese con tanto di aceri, canneti e fiori di loto, una deliziosa panchina sotto una pagoda dove sedersi a meditare, un’installazione tra arte, verde e poesia ispirata al simbolismo vita/ morte/ vita all’interno dell’ex deposito dell’acqua e  persino un teatro greco adagiato sul tetto della villa con vista tramonto sulla baia sottostante di Forio d’Ischia che ospita ogni anno una stagione di concerti. Potrei elencare piante a non finire ma non basterebbe lo spazio di questa breve cronaca e sarebbe oltretutto superfluo poiché in questo luogo incantato i sensi tutti prendono il sopravvento e  basta lasciarsi andare e goderne in silenzio.  Posso solo ripescare alcune impressioni che mi sono rimaste dentro… la magica e avvolgente sensazione  da restare senza fiato della vegetazione tropicale nel giardino a valle solcato da un geometrico gioco di canalizzazione delle acque dove svettano alberi giganteschi di specie rare dalle nostre parti;  il costone roccioso dalla cui sommità si gode una magnifica  vista del mare e una incredibile pace, non a caso ospita le ceneri di Susana e William che nemmeno da morti si sono voluti separare dal loro paradiso in terra. È bello e sensato che questa magnifica creazione artistica verde sia oggi una Fondazione che oltre a occuparsi della cura e mantenimento del giardino, promuove e organizza attività culturali e musicali sopratutto a sostegno dei giovani musicisti. Quando arte, cultura , sensibilità e amore per la natura  albergano in un unico cuore, il risultato non può che essere un capolavoro. Tale è questo luogo ameno che continuerà a vivere, a sprigionare bellezza e armonia per le generazioni future, grazie al talento, alla generosità  e alla passione per il bello di questa straordinaria coppia.

 

Fulvia Midulla

 

Agosto: tempo di dalie.

 

Eccoci ad Agosto con le temperature africane di quest’anno e la pioggia che manca da molte settimane ormai.

Nel nostro “Giardino delle farfalle”, progetto dell’Associazione iniziato quest’anno in collaborazione con il Consorzio Olgiata, le dalie sono fiorite in abbondanza ed   i loro colori si mescolano  a quelli delle salvie decorative in fiore, delle graminacee, veroniche, agastache, perovskie, rose rifiorenti, budleje…

La dalia fiorisce ora ma la sua fioritura ci accompagna sino a ottobre!

 

Eppure ne vedo così poche nei giardini che hanno la tendenza ad appannarsi come se solo la primavera avesse un senso. La dalia è una pianta facile e robusta che nei giardini dona allegria e soddisfazione .

Questo tubero, arrivato alla fine del XVIII dal Messico e conosciuto dalle tribù indiane del centro America da tempi immemorabili, fu introdotto in Europa e si propagò grazie alla sua  facilità di accrescimento. Già all'inizio del XIX secolo furono creati numerosissimi ibridi. Perciò negli anni sessanta, di fronte a tanta ricchezza ma anche confusione, furono stabiliti i criteri e le definizioni della classificazione internazionale dalla Royal Horticultural Society di Londra.

Personalmente faccio riferimento ai gruppi più comunemente conosciuti e parto da quello che mi serve quindi altezza, tipo e grandezza del fiore e, ovviamente la paletta di colori che preferisco.

In ogni sito di rivenditori di bulbi trovate questi gruppi principali tra cui potersi fare un’idea e scegliere secondo il bisogno… e questa è la parte più divertente…basta non farsi prendere la mano.

 

Gruppo 1: Dalie a fiore semplice 

Gruppo 2: Dalie a fiore di anemone  

Gruppo 3: Dalie a collaretto             

Gruppo 4: Dalie a fiore di

Gruppo 5: Dalie decorative                                

Gruppo 6: Dalie a globo                                           

Gruppo 7: Dalie pompon                                                     

Gruppo 8: Dalie a fiore di cactus   

 

Il resto è facile: si interra il tubero in primavera e …si aspetta.

Quando cominciamo a spuntare le prime foglie, generalmente li nutro con concime povero di azoto ogni tre settimane fino ad autunno.

In Ottobre mescolo alla terra letame pelletato.

Attenzione alla dalie alte perchè poi le troviamo per terra accasciate: sarebbe prudente mettere un tutore al momento dell’interramento per non rischiare dopo di bucare il tubero.  

 

 

Rosa rosae....

Solo quando sono nel giardino di maggio, tornata dal lavoro, lontana dai rumori della città, mentre il vociare dei bambini della scuola si è attutito, tutto sembra così lontano e la giornata diventa intima, serena, pacata, dolce e profumata di rose.

Le rose sono nel loro momento di massima gloria: le sarmentose si arrampicano adagiandosi morbide sui tralicci, le arbustive si offrono agli occhi e al tatto, le inglesi con i loro colori pastello, ognuna di loro mi viene incontro cercando di attirare l’attenzione su di sé.

Le posto ogni anno su Facebook e mi domando ogni anno perché ho piacere a condividerle .

Sono per natura una persona che ama condividere e come presidente di un Associazione che si occupa di diffondere la cultura del verde, a maggior ragione sono dedita a convincere dell’ intelligenza di scegliere di vivere in un giardino fiorito …ma basta anche un balcone, unito alla passione e curiosità.

Alcune persone sono state facili da convincere, è bastata una passeggiata nel mio giardino di maggio per quanto io non abbia tutte le rose che vorrei, offro  comunque l’idea di un roseto.

I cartellini con il nome delle rosa, l’anno di nascita, la famiglia di appartenenza: alcuni cartellini in ceramica sono veramente invitanti, con la scrittura in corsivo hanno il profumo dell’800.

La settimana scorsa ho tenuto una piccola conferenza su “Joséphine de Beauharnais, l’imperatrice delle rose” alla quale ho dedicato questo anno sociale e ho portato con me il libro di Redouté, un classico sulle rose, con le immagini del re degli acquarelli botanici che Joséphine volle per illustrare le piante della Malmaison.

Alcuni mi hanno domandato qualche consiglio in fatto di letture ed io ho pensato quali potessero essere i libri “ fondamentali” per un primo approccio alle rose.

Ho attinto alla mia libreria e ho chiesto consiglio a Valentina Romana delle Libreria della natura di Milano, da sempre mia fidata consulente per i libri su piante e giardini.

Comincerei dal Romanzo della rosa di Anna Peyron, vivaista ed esperta di rose, al suo primo vero libro,

La sua storia delle rose è scorrevole ed avvincente come un romanzo: ripercorre il cammino di questo magico fiore nel corso dei secoli e dei suoi protagonisti con seducenti racconti in miniatura.

I volumi che compongono La vie en roses curati da Nicoletta Campanella edizione Nicla, propongono anch’ essi un’elegante carrellate sulle rose con magnifiche illustrazioni, meno romanzato.

I volumi sino ad oggi riguardano le Rose Banksiae, le Tè e le Cinesi.

Molto interessante è  Joséphine, la passion des fleurs et des oiseaux, catalogo esaustivo edito per la mostra del 2014 alla Malmaison.

Inserisco anche il volume che ho citato sopra Redouté. Book of flowers di H. Walter Lack.

Il pittore Pierre-Joseph Redouté (1759-1840) dipinse esclusivamente acquerelli di innumerevoli varietà di piante da fiori, pubblicandoli poi come incisioni accompagnate da minuziose descrizioni botaniche. "Il Raffaello dei fiori" ed è considerato ancora oggi un maestro dell'illustrazione botanica. 

In inglese, molto ben illustrato è Rosa, the story of the rose. di Peter E. Kukielski.

Ho trovato molto bello Women in my Rose Garden: The History, Romance and Adventure of Old Roses.

Molte delle nostre rose storiche più amate prendono il nome da donne: Mary Queen of Scots, Amy Robsart e Jeanne d'Arc, Adelaide d'Orléans. In questo affascinante libro, Ann Chapman esplora le loro  vite e le storie dietro i nomi evocativi. Ed inoltre  racconta degli appassionati giardinieri che hanno contribuito alla coltivazione e alla conservazione delle rose che portano il nome di ciascuna delle signore menzionate.

Un dono ricevuto recentemente è questo meraviglioso libro "Rose inglesi" di David Austin presenta una galleria di rose inglesi coltivate da David Austin nel suo vivaio di Albrighton, nello Shropshire. Nel testo si collegano le rose inglesi ai loro antenati, le rose antiche e si stabilisce il concetto di "Rose inglesi".

Les roses au naturel, secrets d’une rosieriste passionée. di E. Cruse è un libro autobiografico di esperienza e passione che unisce l’amore per le rose e quella di un giardino “selvaggio”.

E le associazioni dei altri fiori con le rose? Niente paura, ecco un libro specifico in francese con illustrazioni dettagliate e di grande ispirazione.

Des compagnes pour mes roses, idées d'associations au jardin di O.Luyten.

E ancora in francese Nouvelle Encyclopédie des Roses anciennes

e per finire una storia di passione e bellezza: Le rose italiane scritte però da un inglese A. Hornung.

La storia delle rose ibridate in Italia dall’’Ottocento ad oggi è un "romanzo"" che non era stato ancora scritto.

la pubblicazione di libri sulle rose è veramente immensa ma ho cercato di fare una lista di libri tra cui scegliere per cominciare, tra quelli che ho letto e mi sono piaciuti.  Tutti i libri li potete trovare  alla Libreria della natura a Milano.

 

https://www.libreriadellanatura.com/

Il verde visto attraverso i vetri....

Siamo in pieno autunno e, mentre le ultime dalie illuminano con i loro colori il giardino o il terrazzo, ci prepariamo ad affrontare l’ inverno già rassegnati alla mancanza di colori al di là dei vetri.

Non è esattamente cosi e non predisponete il vostro animo ad affrontare una stagione priva di soddisfazioni “verdi” o di colori.

Per i giardini in genere settembre ed ottobre sono buoni momenti per interrare nuove piante. essa troverà il suo spazio, le radici avranno modo di assestarsi e crescere prima di entrare in dormienza, pronte a tornare al lavoro ai primi tepori e noi avremo guadagnato un anno sulla crescita. In primavera la pianta sarà pronta a partire con radici forti e ben radicate.

Sulle terrazze curerei con particolare attenzione le zone visibili e godibili dalle vetrate mentre siamo seduti in poltrona o riceviamo gli amici in sala da pranzo.

Anche lo spazio esterno deve avere una continuità estetica con lo spazio interno quindi generalmente lo stile decorativo sarà quello della casa.

Non dovrebbero mancare gli aceri giapponesi che possono tranquillamente stare in vasi capienti e rallegrare, con i loro gialli e rossi, i giorni dell’ autunno.

Ai loro piedi non posso prescindere dagli hellebori, gli orientalis, i niger, chiamati anche rose d’ inverno. Sempreverdi di facile coltivazione abbelliscono e danno un valore aggiunto al terrazzo.

Alcune accortezze: decidere bene la grandezza del vaso perché non amano essere spostati anche se messi in giardino, la scelta non è facile perché raramente li troviamo nei vivai vicino casa o, se ci sono, sono di un’ unica varietà e colore e inutilmente costosi nel rapporto qualità/prezzo.

Per me non esiste il problema in quanto è mia costante abitudine farmi inviare le piante da vivai specializzati, ma alcune persone hanno difficoltà per gli ordini online.

Per l’ online facile  potrei citare il vivaio Donna di piante,  Zanelli e Althea o Un quadrato di giardino, vivaisti seri e forniti.

In Liguria, a Pietra ligure, due sorelle hanno dal 1193 una bellissima collezione di 350 ibridi di hellebori, passione ereditata  dalla madre californiana ( in America queste piante sono amatissime e usate per le decorazioni natalizie). Il solo, grande difetto di questo “giardino degli ellebori” è che non effettuano spedizioni!!

Un altro bellissimo arbusto sempreverde da ammirare dall’ interno di casa è la camellia nelle sue varianti. Non ho fatto un errore ortografico, è che camellia si scrive proprio cosi, con due L.

In un terrazzo attenzione alle proporzioni! Non tutti sanno che oltre ad esistere camellie profumate, ci sono anche camellie in miniatura, sono piante dalle foglie più piccole decisamente ottime per i vasi ed elegantissime e, una volta tanto, un importante vivaio di queste piante è nel Lazio e precisamente a Vetralla.

Verso la metà degli anni ’70, Ettore Rolando, generale di Artiglieria in pensione, nonché appassionato ed esperto conoscitore di piante, si recò a Velletri per aiutare alcuni amici a progettare il giardino della loro villa. Dopo qualche giorno di permanenza nella cittadina dei Castelli, si rese conto della notevole diffusione sul territorio di splendidi esemplari di Camellia dovuta alle peculiari combinazioni del terreno e del clima.

Il generale è morto da qualche anno a 101 anni, ma l’ azienda e la passione sono seguite dal figlio Enrico che fornisce le camelie al mio giardino, zona ombra luminosa.

In periodo di poche fioriture le camelie colorano giardini e terrazzi da ottobre a marzo.

Le camellie sasanque, di origine giapponese, giunte in Europa nel 1700, in Italia arrivano più tardi nel periodo in cui alcuni ricchi inglesi compravano le case sui lagni del nord ed allestivano splendidi giardini. (villa Taranto sul lago Maggiore).

le Japoniche sono le più conosciute ed utilizzate, la loro storia risale al 1500 a.C ma di questo non sono certissima, se non risalenti a quell’ epoca sono sicuramente piante di origine antichissima.

 Una curiosità: non tutti sanno che la pianta del tè è la Camellia sinensis, ricercata da tutti i cacciatori di piante nel 1700, ma questa è un’ altra storia interessantissima che ci porterebbe lontano. 

In vaso (con diametro di almeno 20 cm), orientandosi verso varietà a crescita lenta e portamento compatto basso, come ‘Hiryu’ e ‘Brooksie Anderson’ o ‘Dr.King.Ci mettono circa 30 anni a raggiungere la loro massima altezza 4 metri quindi ne abbiamo di tempo!

Sola accortezza è il terreno acido e innaffiature durante la fioritura, al riparo dal sole estivo. Ideale il sole della prima mattina.

Il calicantus invernale, Chimonanthus precox  porta in casa un profumo inebriante, ancora più stupefacente perché in pieno inverno! i fiori nascono sul ramo direttamente, prima della comparsa delle foglie, sono piccoli ma perfetti esteticamente.

Il mio calicanto è posizionato all’ingresso del cancelletto d’ ingresso in modo che si senta appena si entra in casa, è una sensazione impagabile!

Di particolare interesse per me sono le piante da bacca, quelle che rallegrano in giardino d’ inverno e la primavera.

Per un vaso di almeno 30 cm di diametro mi piaccionoo il malus “Evereste” o il “Red Sentinel” abbastanza facili da trovare: piccoli meli ornamentali con bacche per tutto l’ inverno ed una magnifica fioritura primaverile.

Altra pianta da bacca è il Sinforicarpo bianco o rosa Symphoricarpos albus e Symphoricarpos orbiculatus.

In base alla varietà, abbiamo la pianta a bacca bianca o a bacca rosa. è una pianta facile che non ha speciali esigenze.

Mi piace molto anche il Ruscus (Nome botanico: Ruscus hypoglossum) in ombra luminosa, molto resistente a bacche rosse per tutto l’ inverno, alcuni lo scambiano per l’ ilex. l’ ilex invece è piuttosto diverso, con le foglie a margine ondulato ma hanno in comune le bacche rosse che ricordano le decorazioni di Natale. anche i romani li utilizzavano come piante beneauguranti nel solstizio d’inverno.

Occhio ai ristagni idrici: per i vasi sul terrazzo, meglio quelli leggeri in resina e da preferire alti e lunghi in modo da riempirli in fondo con una bella dose di palline di argilla che drenano, preferibilmente senza sottovasi, compatibilmente con le regole del condominio.

Non ho volutamente nominato i ciclamini perché li trovo stravisti ed un tantino datati, ma…niente in contrario per chi vuole colorare con essi la terrazza.

Voglio spendere una parola speciale per l’ aralia variegata,  pianta da ombra, che ho sperimentato essere particolarmente forte in giardino, immobile ed indistruttibile nonostante vento ed acquazzoni,.

Dunque non si può proprio dire che l’inverno sia povero di piante, basta cercare…

Per chi volesse approfondire “Toutes le plantes belles en hiver” di  James GARNETT - Didier WILLERY.

 

Annamaria Molteni

Il mio giardino estivo

Ormai da tempo ho abbandonato l’idea del prato “all’inglese” che, lo dice la parola, è adatto all’Inghilterra ma non al Mediterraneo con i suoi cambi climatici degli ultimi anni e con un futuro di estati siccitose.

Ho abbandonato la psicosi delle macchie marroni sul prato e la dipendenza dall’acqua, seguo dunque le orme della macchia mediterranea nella quale le piante vanno in riposo estivo riducendo al minimo il fabbisogno di acqua.

Al posto del prato ho messo della verbena ibrida che ha ricoperto il terreno e festeggia l’estate con innumerevoli piccoli fiorellini lilla.

Si propaga indisciplinatamente e ho rinunciato da tempo al giardino “non sia mai viene qualcuno”… non è nemmeno nelle mie corde!

Dalla mia esperienza di oltre quaranta anni di Olgiata mi risulta che, nell’ 80% dei giardini, il tripudio dura un mesetto fino allo sfiorire delle rose e poi abbiamo quasi la totale sparizione dei colori tranne qualche banale pianta annuale.

Il giardino è come se avesse perso vita eppure giugno è solo l’inizio delle danze ma ho dovuto constatare che la fantasia delle persone si limita ai pochi e sforniti vivai vicino casa rinunciando alla “grande bellezza” delle fioriture estive.

 

Profumi

L’estate si vive al mattino e alla sera mentre di giorno cerchiamo freschi rifugi dove aspettare la sera profumata.

Comincerei dalle tavole delle cene serali o apericene, imbandite sotto pergolati e verande. E intorno a queste che io tengo i fiori profumati che esaltano la sensualità delle notti estive: i Cestrum che si aprono la sera, Quisqualis, rose rifiorenti e profumate, Gelsomini Sambac, l’Ipomea Alba o ancora le Belle di notte e le Dature.

 

Colori:

Non c’è che la scelta tra le innumerevoli varietà di Dalie in fiore sino ai primi freddi, oppure le sempre innumerevoli varietà di Salvie Decorative (sino a 900). Dico sempre che basterebbero le salvie a fare un giardino colorato e fiorito! E ancora gli Ibiscus sia nelle loro forme sgargianti che in quelle più eleganti come gli chiffon azzurri o rosa. A seguire tutte le piante che vengono dai paesi caldi come la Ruellia Brittoniana capaci di dare emozioni per tutta l’estate. E ancora i Sedum, le Graminacee che si muovono alla leggera brezza della sera, le Achillee, gli Hemerocallis, le colorate Ortensie.

Le Ortensie o Hydrangee non hanno bisogno di essere raccomandate nel giardino estivo perché ci sono già da prima dell’ 800, addirittura arricchite di ferro dalle chiavi di ferro delle nostre nonne sotterrate in vicinanza delle radici. Valla a trovare oggi una chiave di ferro vero!!

Una particolare raccomandazione è per il Calicanto estivo, arbusto di grande generosità ed impatto scenografico.

Per ospitare api e farfalle: ecco le colorate  Budleje, Echinacee,  MonardeLiatris, Rudbeckie, Verbene Hastate, Gaillardie, Malve, Spiree e …qualche ortica o cardo  o anche il finocchio selvatico per offrire loro rifugio e copertura ai bruchi.

 

Forme e foglie decorative

Mi piacciono molto le innumerevoli varietà di foglie ornamentali nei loro colori, textures, sfumature, forme e dimensioni: il mio Tetrapanax Papirifer, che portai in treno da Milano in un vasetto piccolissimo, dono di un amico caro, è ormai di dimensioni enormi e produce molti figli che regalo agli amici interessati così come è stato regalato a me.

Ho anche alcune Colocasie altrimenti conosciute come orecchie di elefante sia verdi che scure come la ‘Black Magic’, pianta perenne tuberosa che richiede la sola attenzione al gelo in inverno ma ho visto che a Roma non hanno problemi. Anche la Canna Indica,  soprattutto la ‘Durban’, con le sue foglie variegate  di grande impatto cromatico visivo e porta un pensiero caraibico adatto all’estate.

 

Frutta

L’estate è anche la stagione della frutta, o meglio della frutta profumata e dolce: gelsi, fichi nani, avocado, peschi, albicocchi… pensavo di regalarmi un Musa ‘Velutina’, un banano nano con i frutti rosa, sempre per sperimentare nuove piante!

Per finire una pianta tornata di moda nonostante paghi il prezzo di essere considerata “pianta da autostrada o da benzinai”: l’Oleandro.

Alcuni ibridi particolari, oleandri nani da coltivare anche in vaso come il “Vespuzio” o il delizioso “Stella Marina” ci riconciliano con questa bella pianta mediterranea.

 

Calicanto Estivo

Ruellia brittoniana

Cestrum 

Salva Indico Spires

Musa Velutina 

C'è modo e moda

Anche il giardino è esposto alle mode, come ogni cosa che fa parte dell’umanità, in continuo movimento di idee creative.

Dopo il significativo cambiamento, dai giardini naturali alla Capability Brown alle bordure studiate, fintamente naturali di Gertrude Jekyll, l’immobilismo di stampo inglese è stato rotto dalla scuola olandese che introduce l’utilizzo delle graminacee nelle bordure.

Molto utilizzate in spazi urbani e verde pubblico, le graminacee sono ancora poco utilizzata nei giardini personali per una diffidenza gratuita nei confronti delle spighe.

Ho osservato in questi anni passati ad andare per giardini tre modalità diverse di approccio: “fa tutto il giardiniere”, “faccio a modo mio e sono una perfezionista dell’ordine”, “faccio a modo mio ed esco dagli schemi”.

Mi affido ad un paesaggista è un‘opzione generalmente esclusa perché costosa e ritenuta inutile. Che può suggerire un paesaggista più di quello che mi può consigliare il vivaio? Su questo ci sarebbe da aprire uno scenario che ci porterebbe molto lontano e i vivaisti che devono piazzare le loro piante  e solo quelle, se ne avrebbero a male.

Dunque la prima via è la più facile e meno faticosa. Il giardiniere, generalmente di cultura botanica scarsa, consiglia in un range di piante che conosce e che sono garantite tanto che praticamente sono la base di tanti giardini uno uguale all’altro. Quando la fantasia e la conoscenza scarseggiano, si avrà una bordura povera, uniforme e scarsa di fioriture continue con l’annoso problema del verde uniforme e noioso per grande parte dell’anno.

La seconda via è già più impegnativa; faccio a modo mio ma, studio, leggo,  frequento le mostre di piante, scelgo con cura anche se non ho la visione dell’insieme (esclusione a priori del nostro paesaggista). Una cosa è chiara: tutto deve essere perfetto ed ordinato senza una foglia fuori posto…non sia mai viene qualcuno!

La terza via è quella che mi appartiene, faccio a modo mio, studio moltissimo, visito tantissimi giardini in Italia e all’estero, esco dagli schemi.

Personalmente però sono bulimica di piante e questo porta ad un insano affollamento in giardino che si trasforma in un orto botanico  con tanto di etichette a ricordare il nome delle piante. Nell’ allegro disordine caotico, il cartellino è un must!

Generalmente la bordura si appoggia su arbusti che danno struttura come abelia, viburno, loropetalo, photinia, nandina domestica, deutzia, Phisocarpus, (io amo il diablo), berberis, sarcococca confusa, pittosporum, euonymus, ceanothus, cornus, calicanto estivo, mirto, ma potrei citarne tanti altri altrettanto belli.

Qui dipende dai gusti e dall’esposizione. (un bel libro è Shrubs. Discover the perfect plant for every place in your garden. Andy McIndoe).

Altra scelta importante con la quale mi sono confrontata: preferisco la bordura sempreverde o faccio una scelta di vuoto invernale? 

Davanti ad una vetrata molto vicina alla camera da pranzo , la mia bordura è assolutamente spoglia in inverno ma in primavera sino ad autunno inoltrato è un tripudio di salvie decorative, rose, allium, sedum iris e dalie graminacee.

E ancora, la mia bordura è ospitale, piante nuove da sperimentare sono le benvenute, a volte a scapito della coerenza, Vivono insieme in uno spazio senza tante regole e dove la moda lascia il tempo che trova.

 

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© Annamaria Molteni Largo Olgiata 15 00123 Roma