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C'è modo e moda

Anche il giardino è esposto alle mode, come ogni cosa che fa parte dell’umanità, in continuo movimento di idee creative.

Dopo il significativo cambiamento, dai giardini naturali alla Capability Brown alle bordure studiate, fintamente naturali di Gertrude Jekyll, l’immobilismo di stampo inglese è stato rotto dalla scuola olandese che introduce l’utilizzo delle graminacee nelle bordure.

Molto utilizzate in spazi urbani e verde pubblico, le graminacee sono ancora poco utilizzata nei giardini personali per una diffidenza gratuita nei confronti delle spighe.

Ho osservato in questi anni passati ad andare per giardini tre modalità diverse di approccio: “fa tutto il giardiniere”, “faccio a modo mio e sono una perfezionista dell’ordine”, “faccio a modo mio ed esco dagli schemi”.

Mi affido ad un paesaggista è un‘opzione generalmente esclusa perché costosa e ritenuta inutile. Che può suggerire un paesaggista più di quello che mi può consigliare il vivaio? Su questo ci sarebbe da aprire uno scenario che ci porterebbe molto lontano e i vivaisti che devono piazzare le loro piante  e solo quelle, se ne avrebbero a male.

Dunque la prima via è la più facile e meno faticosa. Il giardiniere, generalmente di cultura botanica scarsa, consiglia in un range di piante che conosce e che sono garantite tanto che praticamente sono la base di tanti giardini uno uguale all’altro. Quando la fantasia e la conoscenza scarseggiano, si avrà una bordura povera, uniforme e scarsa di fioriture continue con l’annoso problema del verde uniforme e noioso per grande parte dell’anno.

La seconda via è già più impegnativa; faccio a modo mio ma, studio, leggo,  frequento le mostre di piante, scelgo con cura anche se non ho la visione dell’insieme (esclusione a priori del nostro paesaggista). Una cosa è chiara: tutto deve essere perfetto ed ordinato senza una foglia fuori posto…non sia mai viene qualcuno!

La terza via è quella che mi appartiene, faccio a modo mio, studio moltissimo, visito tantissimi giardini in Italia e all’estero, esco dagli schemi.

Personalmente però sono bulimica di piante e questo porta ad un insano affollamento in giardino che si trasforma in un orto botanico  con tanto di etichette a ricordare il nome delle piante. Nell’ allegro disordine caotico, il cartellino è un must!

Generalmente la bordura si appoggia su arbusti che danno struttura come abelia, viburno, loropetalo, photinia, nandina domestica, deutzia, Phisocarpus, (io amo il diablo), berberis, sarcococca confusa, pittosporum, euonymus, ceanothus, cornus, calicanto estivo, mirto, ma potrei citarne tanti altri altrettanto belli.

Qui dipende dai gusti e dall’esposizione. (un bel libro è Shrubs. Discover the perfect plant for every place in your garden. Andy McIndoe).

Altra scelta importante con la quale mi sono confrontata: preferisco la bordura sempreverde o faccio una scelta di vuoto invernale? 

Davanti ad una vetrata molto vicina alla camera da pranzo , la mia bordura è assolutamente spoglia in inverno ma in primavera sino ad autunno inoltrato è un tripudio di salvie decorative, rose, allium, sedum iris e dalie graminacee.

E ancora, la mia bordura è ospitale, piante nuove da sperimentare sono le benvenute, a volte a scapito della coerenza, Vivono insieme in uno spazio senza tante regole e dove la moda lascia il tempo che trova.

 

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© Annamaria Molteni Largo Olgiata 15 00123 Roma