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Il  verde visto dal salotto …

Siamo alle soglie dell’ inverno e, mentre le ultime dalie illuminano con i loro colori il giardino o il terrazzo, ci prepariamo ad affrontare l’ inverno già rassegnati alla mancanza di colori al di là dei vetri.

Non è esattamente cosi e non predisponete il vostro animo ad affrontare una stagione priva di soddisfazioni “verdi” o di colori.

Per i giardini in genere consiglio settembre ed ottobre come momenti per interrare nuove piante. La pianta troverà il suo spazio, le radici avranno modo di assestarsi e crescere prima di entrare in dormienza, pronte a tornare al lavoro ai primi tepori e noi avremo guadagnato un anno sulla crescita della pianta. In primavera la pianta sarà pronta a partire con radici forti e ben radicate.

Sulle terrazze consiglio di curare con particolare attenzione le zone visibili e godibili dalle vetrate mentre siamo seduti in poltrona o riceviamo gli amici in sala da pranzo.

Anche lo spazio esterno deve avere una continuità estetica con lo spazio interno quindi generalmente lo stile decorativo sarà quello della casa.

Non dovrebbero mancare gli aceri giapponesi che possono tranquillamente stare in vasi capienti e rallegrare, con i loro gialli e rossi, i giorni dell’ autunno.

Ai loro piedi non posso prescindere dagli hellebori, gli orientalis, i niger , chiamati anche rose d’ inverno. Sempreverdi di facile coltivazione abbelliscono e danno un valore aggiunto al terrazzo.

Alcune accortezze: decidere bene la grandezza del vaso perché non amano essere spostati anche se messi in giardino, la scelta non è facile perché raramente li troviamo nei vivai vicino casa o, se ci sono, sono di un’ unica varietà e colore e inutilmente costosi nel rapporto qualità/prezzo.

Per me non esiste il problema in quanto è mia costante abitudine farmi inviare le piante da vivai specializzati, ma alcune persone hanno difficoltà per gli ordini online.

Per l’ online facile  potrei citare il vivaio Donna di piante,  Zanelli e Althea o Un quadrato di giardino, vivaisti seri e forniti.

In Liguria, a Pietra ligure, due sorelle hanno dal 1193 una bellissima collezione di 350 ibridi di hellebori, passione ereditata  dalla madre californiana ( in America queste piante sono amatissime e usate per le decorazioni natalizie). Il solo, grande difetto di questo “giardino degli ellebori” è che non effettuano spedizioni!!

Un altro bellissimo arbusto sempreverde da ammirare dall’ interno di casa è la camellia nelle sue varianti. Non ho fatto un errore ortografico, è che camellia si scrive proprio cosi, con due L.

In un terrazzo attenzione alle proporzioni! Non tutti sanno che oltre ad esistere camellie profumate, ci sono anche camellie in miniatura, sono piante dalle foglie più piccole decisamente ottime per i vasi ed elegantissime e, una volta tanto, un importante vivaio di queste piante è nel Lazio e precisamente a Vetralla.

Verso la metà degli anni ’70, Ettore Rolando, generale di Artiglieria in pensione, nonché appassionato ed esperto conoscitore di piante, si recò a Velletri per aiutare alcuni amici a progettare il giardino della loro villa. Dopo qualche giorno di permanenza nella cittadina dei Castelli, si rese conto della notevole diffusione sul territorio di splendidi esemplari di Camelia dovuta alle peculiari combinazioni del terreno e del clima.

Il generale è morto da qualche anno a 101 anni, ma l’ azienda e la passione sono seguite dal figlio Enrico che fornisce le camelie al mio giardino, zona ombra luminosa.

In periodo di poche fioriture le camelie colorano giardini e terrazzi da ottobre a marzo.

Le camellie sasanque, di origine giapponese, giunte in Europa nel 1700, in Italia arrivano più tardi nel periodo in cui alcuni ricchi inglesi compravano le case sui lagni del nord ed allestivano splendidi giardini. (villa Taranto sul lago Maggiore).

le Japoniche sono le più conosciute ed utilizzate, la loro storia risale al 1500 a.C ma di questo non sono certissima, se non risalenti a quell’ epoca sono sicuramente piante di origine antichissima.

 Una curiosità: non tutti sanno che la pianta del tè è la Camellia sinensis, ricercata da tutti i cacciatori di piante nel 1700, ma questa è un’ altra storia interessantissima che ci porterebbe lontano. 

In vaso (con diametro di almeno 20 cm), orientandosi verso varietà a crescita lenta e portamento compatto basso, come ‘Hiryu’ e ‘Brooksie Anderson’ o ‘Dr.King.Ci mettono circa 30 anni a raggiungere la loro massima altezza 4 metri quindi ne abbiamo di tempo!

Sola accortezza è il terreno acido e innaffiature durante la fioritura, al riparo dal sole estivo. Ideale il sole della prima mattina.

Il calicantus invernale, Chimonanthus precox  porta in casa un profumo inebriante, ancora più stupefacente perché in pieno inverno! i fiori nascono sul ramo direttamente, prima della comparsa delle foglie, sono piccoli ma perfetti esteticamente.

Il mio calicanto è posizionato all’ingresso del cancelletto d’ ingresso in modo che si senta appena si entra in casa, è una sensazione impagabile!

Di particolare interesse per me sono le piante da bacca, quelle che rallegrano in giardino d’ inverno e la primavera.

Per un vaso di almeno 30 cm di diametro consiglio il malus evereste o il red sentinel abbastanza facili da trovare:

piccoli meli ornamentali con bacche per tutto l’ inverno ed una magnifica fioritura primaverile.

Altra pianta da bacca è il Sinforicarpo bianco o rosa Symphoricarpos albus e Symphoricarpos orbiculatus

In base alla varietà, abbiamo la pianta a bacca bianca o a bacca rosa. è una pianta facile che non ha speciali esigenze.

Mi piace molto anche il Ruscus (Nome botanico: Ruscus hypoglossum) in ombra luminosa, molto resistente a bacche rosse per tutto l’ inverno, alcuni lo scambiano per l’ ilex. l’ ilex invece è piuttosto diverso, con le foglie a margine ondulato ma hanno in comune le bacche rosse che ricordano le decorazioni di Natale. anche i romani li utilizzavano come piante beneauguranti nel solstizio d’inverno.

Occhio ai ristagni idrici: per i vasi sul terrazzo, meglio quelli leggeri in resina e da preferire alti e lunghi in modo da riempirli in fondo con una bella dose di palline di argilla che drenano, preferibilmente senza sottovasi, compatibilmente con le regole del condominio.

Non ho volutamente nominato i ciclamini perché li trovo stravisti ed un tantino datati, ma…niente in contrario per chi vuole colorare con essi la terrazza.

Voglio spendere una parola speciale per l’ aralia variegata,  pianta da ombra, che ho sperimentato essere particolarmente forte in giardino, immobile ed indistruttibile nonostante vento ed acquazzoni,.

Dunque non si può proprio dire che l’inverno sia povero di piante, basta cercare…

per chi volesse approfondire “Toutes le plantes belles en hiver ” di  James GARNETT - Didier WILLERY.

 

 

 

 

Il gelsomino, fiore di Tunisia.

 

Buongiorno a tutte le amiche e gli amici di 'Giardinando', un sito che seguo con  grande piacere  e che mi ha fatto compagnia durante questo lungo 'confino' della pandemia. 

Vivo da piu'  di un anno in Tunisia e sono affascinata dalla natura  rigogliosa, spontanea  e profumatissima del luogo. E dal modo in cui i fiori e le piante  sono diventati parte integrante del folklore e delle tradizioni del Maghreb.  A Roma ho una siepe di gelsomino, e pensavo fosse bellissima e profumatissima, ma qui ho scoperto moltissime varietà diverse di questa pianta,  e tante tradizioni  per l'utilizzo dei suoi fiori, che hanno molte forme  diverse, e  che diventano  liquori,  essenze officinali, oli per il corpo, oppure vengono  raccolti  ed  organizzati in belle collane, e composizioni  profumatissime, che vengono  indossate anche dagli  uomini, sopra l'orecchio. Spero che questa piccola descrizione vi trasporti, con i sensi, da quest'altra parte del mare. 

 Giuliana Pisanu

La Tunisia viene  chiamata   “il paese del gelsomino”. 

Il gelsomino è una pianta sempre  presente nella storia del paese:   la rivoluzione del 2011 è stata chiamata “la rivoluzione dei gelsomini”, ci sono poesie e canzoni dedicate a questo fiore delicato. Senza dimenticare che  per gli arabi musulmani il paradiso è profumato proprio con i fiori di gelsomino.  

Il  Gelsomino   è  una pianta arbustiva ed ornamentale che comprende circa 200 specie, con i fiori bianchi on diverso numero di petali e  diversa consistenza.  La qualità che maggiormente si trova in Italia  è il Jasminum officinale.   

Tra le qualità di gelsomino  la preferita  dai Tunisini  è il Fell.    

  Fell, Jasminum Sanbac o Jasmin d'Arabia, è una pianta subtropicale  proveniente dall'India e dal sud-est asiatico.  I fiori hanno molti petali  della consistenza della cera. Emana   una fragranza  forte ed allo stesso tempo sottile. 

In  Tunisia  il gelsomino, e la qualità 'Fell' in particolare,  è strettamente legato all'estate e  rappresenta uno degli  elementi dell'arte di vivere un' estate tunisina.    Con i fiori si realizzano  collane o mazzolini  tradizionali,  i famosi mechmoum. un bouquet composto da molti fiori retti da una struttura di erba secca. 

Il machnum è tra i prodotti più esportati in Francia, anche se ha una durata ridotta: dopo 24 ore i fiorellini si appassiscono e perdono il loro caratteristico profumo; subito dopo la produzione vengono portati in aeroporto e trasportati in aereo e in 2 ore raggiungono Parigi!! I machnum sono indispensabili nei matrimoni, feste ed eventi privati, civili e religiosi  della comunità magrebina.

Da anni nella città di Radès, per festeggiare questo fiore,  si organizza un festival e nel 2007 è stato preparato un machmum gigante che è entrato nel libro dei Guinnes: era composto da 500 piccoli machmum e ci sono voluti 6kg di Fell per un totale di 23.040 fiorellini!!

 

 

 

Lillà, ed è subito primavera!

Il piccolo lillà nano è il primo a fiorire in giardino assieme ad un geranium magenta che ne esalta il tenero rosa.

Amo particolarmente questo piccolo lillà dal profumo inconfondibile che mi annuncia che la primavera ormai è nel suo pieno tripudio, unica cosa che il coronavirus non è stato in grado di fermare.

I lillà nani sono due nel mio giardino perché è mia costante abitudine comprare due piante di una new entry, nel caso una morisse. Ognuno ha le sue fissazioni!

Sembra che arrivi a 80/100 cm la Syringa meyeri palibin   ma sono ormai anni che è in giardino e cresce con la velocità di una lumaca ma va bene cosi. lo la consiglio in piccoli spazi quando non si vuole rinunciare alla sua fragranza delicata e piacevole

e ai ricordi che suscita: “Nulla sveglia un ricordo quanto un odore.” diceva Victor Hugo.

Qui è obbligatoria una digressione per citare Proust che scrive spesso dei lillà soprattutto in gioventù “…e si usciva dalla città per il sentiero che passava lungo il muro bianco della tenuta di Swann. Prima di arrivarci s’incontrava, venuto ad accogliere i forestieri, il profumo dei suoi lillà. Essi stessi, di tra i piccoli cuori verdi e freschi delle loro foglie, levavano incuriositi al di sopra del muro del parco i loro pennacchi di piume color malva o bianche, lucenti, anche all’ombra per il sole che le aveva irrorate…” (Marcel Proust, La Strada di Swann).

Il mio primo lillà è stato il classico, Syringa vulgaris con le sue pannocchie lilla, di quelli senza cartellino, ha circa 20 anni e non ricordo perché lo misi troppo attaccato alla siepe e sopra è cresciuta la chioma di un albero perciò ora che è adulto ha il tronco abbastanza piegato perché è stata sempre in  lotta per cercare la luce. In compenso ha goduto sempre di

buonissima salute ed io non ho mai avuto il coraggio di spostarlo, troppo rischio! Ora non ha più problemi: si è conquistato il suo spazio con una buona altezza.

La leggenda vuole che  il lillà sia la ninfa Syringa che si  trasformò in pianta per non cedere alle profferte amoroso del dio Pan e non si può che comprenderla dato che Pan, sebbene fosse un dio, era mezza capra e mezzo uomo!

Pian piano ho iniziato con l’ acquisto delle superbe cultivar : Syringa vulgaris Sensation-Lilla Serenella, prima cultivar bicolore in Europa, ibridata nel 1933.

Questa è del genere “stupisco gli amici”,  come non averla? Nella pannocchia fiorita il rosa magenta abbraccia il rosa più chiaro in un contrasto unico nel suo genere.

Le due Syringa Alba sono diventate alberelli che si riempiono in questi giorni di pannocchie bianche immacolate. Mi piacciono gli esemplari isolati ma anche i gruppi con diverse altezze come punto focale di uno spazio.

Syringa vulgaris Paul Deschanel, con fiori doppi color magenta, è veramente una pianta singolare e riscatta il periodo “morto” dei lillà. Si sa a volte le piante vanno fuori moda e, come i capo di vestiario, rivisitati e corretti, risorgono dalle loro ceneri.

Una raccomandazione: tagliate i fiori dopo la fioritura per rinforzare i rametti, infatti  le gemme nascono sui rami più vigorosi dell’anno precedente.

Io concimo in autunno ma il lillà non ne avrebbe bisogno, è una pianta che si accontenta veramente di poco e in cambio dona molto.

Illustrazione di Djohr da L'herbier de Marcel Proust, Dane Mc Dowell. Flammarion.

 

Magico Viburno

Altro non è che la lentaggine che cresce spontanea nella flora mediterranea.

Ma anche la lentaggine si offende ormai a chiamarla con il suo nome “rustico” e ci tiene a darsi arie con tutte le cultivar che sono state create…e che diamine…non lo nacqui ma lo diventai!

Quindi parliamo del Viburnum tinus il più conosciuto e diffuso del genere, un grande arbusto ricco di bacche scure di cui sono grandi mangiatori gli uccellini e pieno di fiorellini bianchi in primavera.

A volte non lo notiamo nemmeno nei parchi dei condomini o nei giardini comunali a meno che non ci attiri il momento dell’intensa fioritura.

Quando si tratta di sceglierne uno per il giardino è molto importante sapere il nome per capire le dimensioni, la fioritura, le esigenze e per non trovarci poi a guardare l’esemplare che non corrisponde ai nostri desiderata e non ricopre il ruolo estetico che gli avevamo affidato.

Nel mio giardino, in una grande siepe di arbusti, non poteva mancare e devo dire che anche lui si sente amato e valorizzato. e poi è accompagnato da rose bianche che risaltano sul fondo scuro delle sue foglie lucide.

Da lui mi è nato l’interesse per i consanguinei della famiglia ed ora ne possiedo quattro anche se è brutto usare il verbo possedere per una pianta che è libera e fa parte della natura. per me possesso è più gioia che siano ospiti da me che possesso egoistico.

Un altro grande viburno classico è il Viburnum  opulus caratterizzato dalle inflorescenze globose del diametro di circa 10 cm, agli apici dei rami.

Quando compaiono in aprile sono di un verde che tende al bianco di una fantastica eleganza. Con il proseguire della fioritura, i fiori acquistano riflessi bianco rosati molto suggestivi. Rimane una pianta di grande effetto scenico, che rende omaggio appieno alla primavera in un fuoco d’artificio di raffinatezza.

Va appena spuntato e alleggerito in punta, per il resto non ha problemi; ho notato che è più contento se la terra è leggermente acida.

In una grande orcio ho inserito un viburno  maresii         : mi serviva un a pianta non piegata sul vaso ma con i rami che uscissero a vassoio con un gesto quasi teatrale. Le foglie poi sono verde intenso, morbide al tatto ed invitanti come un richiamo, mi piacciono particolarmente .

il viburno Carlesii è uno degli ultimi arrivati ed è stato il primo a fiorire con fiori bianchi sfumati di rosa

Fiori profumatissimi! Nasce in Corea per poi approdare  nel 1885 in Giappone e da qui, il grande salto nel 1902 a Londra, Kew Gardens da dove viaggia in tutta Europa.

L’ultimo arrivato, proprio giovane di un mese in giardino è il Viburno plicatum Watanabe . Perde le foglie in inverno ma la sua struttura spoglia è comunque interessante, i rami infatti si stendono a vassoio.

Plicatum significa pieghettato, plissettato, riferendosi alla caratteristica superficie delle foglie. 

Adesso scatenatevi a cercarne degli altri, ce ne sono tanti bellissimi, io in giardino non ho più tanto posto altrimenti avrei aggiunto il Viburnum Lantana volendo anche in edizione variegata.

Curiosità: la famosa canzone russa Kalinka è dedicata al viburno.

https://www.youtube.com/watch?v=5MSFSJlN2fs

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2017 - Qualche anno fa l’iniziativa è stata portata in Italia da un giovane olandese Edwin Koeman che ha portato il primo u-pick tulip fied a Cornaredo vicino Milano.

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